Autore mantovano di grande spessore e profondità artistica, Renzo Ferrarini ha senz’altro contribuito con il suo talento ad arricchire la cerchia degli artisti legati alla tradizione del figurativo che si son distinti nel complesso secolo che è il Novecento. La sua grande passione per le arti grafiche è nata con il disegno, con cui si esercita sin da giovane e arriva nel tempo a perfezionare da autodidatta, raggiungendo altissimi livelli di precisione e virtuosismo. Ma è con l’acquerello che Ferrarini riesce ad esprimersi in totale libertà, realizzando lavori di indubbia bellezza e armonia artistica.

Il mantovano risulta per lui a livello di formazione artistica territorio fertile e fonte di ispirazione, popolato da grandi maestri come Giovanni Minuti, Giordano Scaravelli, Vindizio Nodari Pesenti e Giulio Fanzoni, da cui impara la tradizione. Lo sguardo acuto e sensibile di Ferrarini lo porta a prediligere tra gli anni ’40 e ’50 i paesaggi e le vedute. Protagoniste dei suoi lavori sono due città a lui molto care, che declina nelle varie stagioni, orari e variazioni atmosferiche, mettendo in primo piano scorci e sfondi architettonici sempre diversi.

Mantova e Venezia raffigurate da Ferrarini sembrano due sorelle figlie dello stesso amore, delicato, sincero e sconfinato.

La sua Mantova è signorile e armoniosa, una vera città rinascimentale con la Basilica di Sant’Andrea progettata da Leon Battista Alberti, di cui Ferrarini esalta l’interno con la copertura a botte con i lacunari, con i chiaroscuri e i vibranti bagliori delle luci, mentre dell’esterno dedica attenzione all’atrio, evidenziando sempre con estrema cura ed estro artistico le architetture. Non solo edifici e aspetti architettonici, di Mantova l’autore rappresenta anche gli scorci naturalistici come il Parco delle Bertone o i tramonti al lago, dimostrando di riuscire ad andare anche al di là del limite grafico del disegno, osando liberamente con le sfumature del colore, dominando sapientemente la tecnica dell’acquerello. Per la sua città natale sembra prediligere per quanto riguarda le tonalità, colori che racchiudono la gamma dai bruni agli aranciati, come a voler identificare la città assegnandole a livello cromatico un aspetto avvolgente, conosciuto e accogliente. Dedica a Mantova una vasta serie di illustrazioni per varie pubblicazioni.

Passando invece ad osservare in maniera analitica la produzione di Ferrarini in laguna, negli acquerelli su Venezia si abbandona ad atmosfere più rarefatte, nebulose ed intense, preferendo illustrare i notturni. Una Venezia misteriosa ma estremamente interiorizzata dall’autore, tra cui si capisce essersi instaurata una confidenza intima e riconoscente, raggiunta con lunghe passeggiate serali ed un’attenta osservazione degli effetti luministici che inevitabilmente una città sull’acqua si caratterizza. La stessa piazza San Marco con la nebbia, di cui Ferrarini lascia intravedere una cospicua folla, sembra essere un salottino intimo e confortevole, i contorni dei fasti architettonici sono sbiaditi da una nebulosa che sembra appartenere più ad un ricordo onirico che ad un evento atmosferico. Nei notturni sbalordiscono i colori cupi dei cieli come l’indaco e l’antracite resi con i colori ad acqua, contrastati dagli intensi gialli dei lampioni e degli interni dei palazzi. Una Venezia che per Ferrarini è viva e sognante, brulicante di persone e allo stesso tempo palcoscenico di bellezza.

Un autore che ha saputo congelare con pennello, acqua e colori su carta, l’amore per i suoi luoghi con talento e raffinatezza, dimostrando ad altissimi livelli quanto la tecnica dell’acquerello sia estremamente eloquente, viva ed espressione dei sentimenti più reconditi dell’animo umano.

Silvia Previti